Mujeres imprenditrici
Chi: Tante associazioni sul territorio
Buenos Aires. Nei giardinetti di Plaza de Mayo, il 30 novembre 2023, si incontravano le donne del Pueblo Jujuy, da mesi accampate con tende e fornelli, come ci ha detto Ines facendo l’uncinetto: <<in lotta contro le misure fasciste contro le popolazioni indigene e i diritti umani>>. Nel supermercato le anziane signore discutono sul prezzo del caffè salito del 140%. Dopo pochi mesi, il 3 giugno 2024, anniversario di "Ni una menos" ('Non una di meno' il movimento femminista nato in Argentina nel 2015), al rullo dei tamburi, migliaia di persone -lavoratrici dei trasporti pubblici, casalinghe, trans, donne indigene, afrodiscendenti, migranti, prostitute-, hanno sfidato il governo contro i ‘discorsi e crimini di odio’, la violenza di genere, l’oppressione dei popoli originari e il depredamento della terra. Nella stessa settimana, la Confederazione Generale del Lavoro è scesa in piazza contro la legge sulla Deregulation e le politiche ultraliberiste del governo di Javier Milei, che ha tolto fondi a ricerca, scuola, pensioni, prevenzione e politiche per la disuguaglianze di genere, colpendo soprattutto la popolazione femminile, che è la più povera. Lo stesso giorno, quando Maria Noel Vaeza, direttrice di UN Women per le Americhe e i Caraibi, ha ricordato che: <<Qui dove c’è un femminicidio ogni 18 ore, servono una politica pubblica condivisa tra i ministeri, prevenzione, rispetto dei trattati internazionali>> la risposta del governo è stata lo scioglimento del Sottosegretariato per la protezione contro la violenza di genere, ultimo baluardo rimasto dell'ex Ministero delle Donne. In effetti, Milei è stato di parola, dato che il giorno dopo la sua elezione, otto mesi fa, come prima cosa aveva annunciato la chiusura del Ministero delle donne, “degradante perché discriminatorio” e un nuovo referendum per cancellare la legge sull’interruzione di gravidanza. Da allora, la ‘ministra delle donne’ Ayelen Mazzina, ha dovuto sospendere decine di progetti, dai congedi partentali, ai nidi per le donne sole, al numero per le emergenze in 5 idiomi indigeni, alle metodologie ambientali legate al genere. Comunque, le donne argentine sono in prima filla: come Ines che fa l’uncinetto in Plaza de Mayo, o come le altre che fanno la maglia scaldandosi falò lungo la strada centrale di fronte all’Oceano gelato di Ushuaia, abbiamo incontrato molte altre donne resistenti.
Seguiteci e segnatevi gli indirizzi per il prossimo viaggio.
Prima tappa, le strade da visitare con i ‘tour femministi’. Basta scegliere tra le varie associazioni e in due ore si scopre che a BA c’erano solo 3 monumenti o strade che rappresentassero le donne, finchè a Puerto Madero - intorno al nuovo Puente de la Mujer di Calatrava- fontane, giardini, statue e vie sono stati dedicati alle donne. Da Juana Azurduy e Micaela Bastidas che imbracciarono le armi contro gli spagnoli, alla medica e suffragetta Julieta Lanteri, che con Eva Peron ottenne nel 1947 il voto alle donne prima di essere uccisa, fino alle Madri di Plaza de Mayo, che finalmente hanno avuto una strada intitolata all’ultima donna scomparsa. <<Non proponiamo solo la storia delle donne, ma quella del nostro Continente, per far riflettere sulle disuguaglianze>> racconta Leticia Garziglia, tra le ideatrici dei Femitour @femitour.bsas. << Se ora ci sono diritti riconosciuti a livello giuridico è perché c’è stata una lotta: in Argentina c’è un grande movimento che non lascerà passare questo nuovo patriarcato cieco davanti alla violenza>>.
Dai due imperdibili quartieri di Boca e di Puerto Madero, è un passo per il Barrio Rodrigo Bueno: una terra di nessuno in cui fino a pochi anni fa i migranti da Uruguai, Paraguai, Ecuador e campagne vivevano su palafitte e pescavano in canoa sul fiume, ora diventato il centro riconosciuto dei progetti sociali condivisi. Qui ci porta Bettina Gonzalez, instancabile curatrice di progetti ambientali contro la povertà . <<Se prima le forme urbane di ‘villas’ e insediamenti informali venivano risolti senza mai ottenere una vera integrazione, come nel difficilissimo vicino quartiere di Villa 31-, qui invece c’è stata un’evoluzione sanitaria, economica, culturale, gli affitti dipendono da posizione sociale, età, possibilità>>. Il fiore all’occhiello e cuore del quartiere è diventato la ‘Vivera Organica’, vivaio di piante ormai celebre come esempio di cultura circolare ambientale, sociale, economica, una cooperativa autosostenuta di 14 donne, con lo scopo di integrare l’identità urbana dei migranti e diffondere la cultura della biodiversità. Tra serre e aula, fiori e farfalle sconosciuti, insegnano ad altre donne come aprire più orti ed alle scuole pratiche ecologiche, disegnano spazi urbani, vendono l’insalata agli hotel, cucinano e fanno eventi <<E pensare che prima l’indirizzo era uno solo per mille abitanti: Avenida Espana 1800. Ci siamo riuniti per le strade a disegnare gli spazi, molti sono stati formati come muratori, alcuni sono rimasti a lavorare qui>>. Come Elisabeth Cuenca, l’unica che ha concluso il corso di guida ed ora accompagna urbanisti da tutto il mondo. E non può che essere qui Peruvian Nikkei, uno dei migliori ristoranti peruviani della città.
La Vivera è diventata celebre anche grazie al marketing sociale di Jessica Oyarbide, che ha applicato qui i modelli studiati in India e Bangladesh, dove incubatori etici e imprese sociali sono radicati. Jessica ha inventato due iniziative - ‘Marcas que Marcan’ e ‘Echos’- con cui accompagna le imprese e incoraggia la trasformazione sociale, con corsi, consulenza, viaggi studio, personalizzazione del marchio, propagando un impatto positivo sulla società, la prospettiva di genere, l’inclusione economica di persone fuggite da situazioni di disagio. Così ha fatto conoscere anche le iniziative delle donne delle campagne, che oggi per le strade della città raccolgono firme contro le coltivazioni di soja e vendono piante autoctone. Tra le più attive la “Red de Mujeres Rurales”: <<Sono più di 500 donne in più di 100 organizzazioni- ci racconta Yamila Niclis di ‘Agrocultura’-, intenzionate a fare conoscere le diverse professioni nei campi, dalle veterinarie alle sociologhe, con progetti su pratiche ambientali, biotecnologie, clima, connettività, responsabilità sociale >>. Dove andare? Ci sono decine di iniziatve da cercare durante un viaggio nelle pampas. Yamila e Jessica invitano tutti nelle comunità indigene del Grand Chaco, le cui artigiane vendono nel mercato solidale i loro prodotti tessuti a mano, oppure dalla catena solidale delle ‘regine del miele’, le cooperative da incontrare nella provincia di Buenos Aires e in 18 paesi nel mondo.
Ma poiché qui si viene per scoprire spazi infiniti, allora con lo zaino in spalla si va dalle “Imprenditrici per la natura” di Rewilding Argentina, Fondazione che protegge territori e specie, in uno dei progetti di conservazione più ambiziosi del pianeta. Qui Sofia Heinonen, studiosa degli ecosistemi a rischio, riconosciuta dalla BBC come una delle 100 donne più influenti del pianeta, dirige quattro parchi, che coprono più di un milione di ettari, con un team multidisciplinare di oltre duecento persone. << Siamo 50% di donne e 50% di uomini, ma le donne occupano più posizioni di responsabilità e comando: una piccola differenza a favore dell’emancipazione! – ci ha detto Sofia- Per quanto riguarda il turismo e l'imprenditorialità, inseriamo le donne nei progetti legati al turismo naturalistico o come guide, valorizzano il loro savoir-faire, come l'artigianato, la tessitura, la maglieria, la cucina tradizionale, e questo aiuta le famiglie perché le donne distribuiscono meglio il reddito>>. Nei parchi protetti alle estremità del Paese incontriamo le ‘Imprenditrici per la natura’, decine di luoghi per altrettanti prodotti naturali ed attività con i turisti, tutti da scoprire da nord a sud: da Margarita Ibanez si va per i tessuti, ma poi si seguono i sentieri fino al fiume alla ricerca di uccelli rari. Carola Pucchiaro e Marisa Palomeque invece hanno partecipato ad un training di acquacultura, diventando esperte di diete a base di alghe, ma poi hanno anche aperto un affitto di biciclette, mentre alcuni istruttori offrono immersioni e giri in barca ai viaggiatori che si fermano nelle casette di legno colorate. Mentre Veda Palavecino e altre venti donne tingono e lavorano le lane, Alina Ruiz ha studiato nuove ricette e organizzato una scuola di cucina con i prodotti locali.
(Articolo di Iaia Pedemonte pubblicato su Altreconomia)




