ILO: due passi avanti

Manuela Tomei, - responsabile del settore Condizioni di Lavoro e Impiego all’ International Labour Organisation- è stata chiara: “Le donne vogliono lavorare ed essere pagate, più che dedicarsi ad attività di cura, ci vuole una nuova prospettiva della narrazione. Come diminuire le diseguaglianze, rispetto al genere, e ridurre la povertà? Quali sono i nuovi punti su cui focalizzarci a proposito della condizione della donna?
Nel suo discorso Tomei ha insistito su quale deve essere il fine, per cambiare il presupposto. Il progresso è troppo lento: la differenza salariale globalmente è ancora del 23%, negli ultimi 20 anni le disparità di paga tra maschi e femmine si è ristretta solo di un punto, e per raggiungere la parità si dovranno attendere 70 anni secondo ILO (e 217 anni secondo il World Economic Forum, che nel suo Rapporto considera disparità di salute, educazione, economia, e politica).

Come si spiega nel video “The future of gender equality at work”, secondo gli studi della ILO , ha raccontato Tomei, per raggiungere una uguale paga per pari valori, dobbiamo cambiare i ruoli, riconoscere, ridurre, ricompensare, ridistribuire il lavoro di cura. Eppure, i ruoli sono lenti a cambiare, in molti paesi è difficile dimostrare, senza fatti empirici, le difficoltà, i doppi ruoli resistono, non ci sono dati sull’impatto sulle occupazioni femminili provocato dalla nuova polarizzazione delle competenze, provocata dai mercati, e non sappiamo come cambieranno i lavori con una nuova intersettorialità di gruppi non omogenei. E infine e soprattutto, è ora di fermare le molestie.

Per tutto questo e molto di più, ci sono due nuovi strumenti di studio e aiuto molto utili, preparati dalla ILO, con dati e line guida, pensando all’Agenda verso lo sviluppo sostenibile nel 2030.
Il primo è il rapporto della Gallup-ILO “Towards a Better Future for Women and Work: Voices of Women and Men”. Uno studio estremamente interessante, che per la prima volta compara e suddivide per stati, l’atteggiamento ed i desideri di uomini e donne rispetto al lavoro delle donne. Per esempio, quantificando che nel mondo il 58% di donne preferisce comunque un lavoro retribuito da un datore, e il 41% vorrebbe sia lavorare fuori che per la famiglia. Oppure, che nelle economie avanzate le donne mirano alla stessa paga, mentre nelle economie meno avanzate prima di tutto denunciano trattamenti scorretti.

Il secondo strumento è la Equal Pay International Coalition (EPIC), un’iniziativa lanciata da ILO e UNWomen con la Organizzazione dello sviluppo e cooperazione internazionale (OECD), per tagliare i tempi necessari a tagliare la differenza di stipendi. Cento anni sono troppi, considerando il fatto dimostrato, che avere una paga giusta per le donne significa un beneficio per le famiglie, l’estensione degli effetti positivi sulle carriere di altre donne, maggiore indipendenza, più investimenti per l’infanzia, la promozione di società più inclusive, minore povertà e migliori condizioni per le società.

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