Quale turismo? Impegno e non beneficenza

 

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- Adottare una prospettiva estremamente pragmatica, priva di fronzoli e molto orientata alla concretezza dell’agire quotidiano. Siamo sempre stati convinti che la “responsabilità”, nell’ambito del Turismo, sia il risultato di una delicata interazione di “buone pratiche”, con equa redistribuzione sul territorio della ricchezza (culturale ed economica).

- Non banalizzare la propria attività di organizzatore di turismo responsabile riducendola ad una sorta di "beneficenza" unidirezionale a favore delle comunità locali, o a favore delle realtà di promozione sociale con le quali sono avviate le collaborazioni. Questo tipo di atteggiamento, spesso, tende a far confondere il Turismo Responsabile con uno dei suoi figli, ovvero con il “turismo Solidale”, che mette l’operatore responsabile in una scomoda posizione di sospetto di fronte a chi muove, spesso con troppa semplicità, accuse di strumentalizzazione della sofferenza altrui a fini commerciali.

- Invece di esaurire l’ azione nella esposizione della cosiddetta “quota progetto” del viaggio, e cioè limitarsi all’inserimento di una quota di beneficienza all’interno del prezzo da destinare poi a soggetti svantaggiati, è meglio adottare la via della valorizzazione delle competenze e delle capacità di questi soggetti, puntando in maniera decisa ad un coinvolgimento degli stessi, e specialmente delle comunità rurali, nella propria attività imprenditoriale.

- Marcare una netta differenza fra chi “usa” il concetto di responsabilità o di solidarietà esclusivamente per propri fini commerciali e chi invece “applica” quotidianamente questo concetto per la generazione di opportunità di sviluppo reale e duraturo. Per fare ciò è necessario formare, accompagnare e sostenere con le proprie commesse nuove professionalità in grado di fornire servizi di turismo responsabile e poi acquistarli in quantità sempre maggiore, il tutto con lo scopo di innalzare, al momento del confezionamento del proprio “pacchetto” di viaggio, la percentuale ed il livello dei servizi forniti da “entità” alternative a quelle normalmente operanti nel mercato turistico tradizionale. In secondo luogo, in maniera ragionata e condivisa con le comunità locali collaboratrici, bisogna reinvestire sempre maggiori risorse in programmi di promozione sociale, al fine di dimostrare che il turismo - come fenomeno di mercato -  può divenire un potente strumento di "cooperazione internazionale alternativa".

- Con questo approccio sarà possibile differenziarsi e non rimanere inevitabilmente “schiacciati” dall’avvento di grossi operatori turistici che inizieranno a promuoversi come “operatori di turismo responsabile” per il sol fatto di esporre sostanziose quote progetto abbinate ai propri viaggi.

- Imparare a trasmettere e comunicare il Turismo Responsabile non come una pratica riservata a turisti compassionevoli che visitano individui disagiati o in difficoltà sociali ed economiche con lo scopo di lasciargli un po’ della loro ricchezza, ma come un’attività (economica) virtuosa che, condivisa con gli ospiti dei paesi visitati, genera una ricchezza sana, frutto di giustizia sociale e di una visione per il futuro, che sia il al tempo stesso il risultato di pratiche quali la solidarietà, la sostenibilità e la conservazione ambientale, e l’equità intesa in tutte le sue declinazioni possibili

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