Il valore in più. Intervista all'esperto: Anna Maria Paini

Quali le caratteristiche del vostro corso? Il Master si caratterizza fortemente per un taglio antropologico e per l’apporto di realtà del territorio che si muovono nell’ottica del turismo responsabile partendo da forme innovative di imprenditorialità sociale. La progettazione del Master è stato un percorso condiviso tra Università e territorio.
L’idea di base è che la postura del viaggio responsabile, basata su principi radicali di consapevolezza, possa connotare anche il turismo ‘domestico’. Ciò richiede un forte ripensamento della cultura dell’ospitalità nel senso di proporre il viaggio come momento di incontro con i contesti e le situazioni locali in cui la comunità ospitante diventa protagonista; e di promuovere il territorio scelto non come uno spazio da attraversare e consumare, ma come un luogo da condividere (anche se per brevi periodi). Quindi una cultura dell’ospitalità che fa leva per un verso sulla curiosità e sull’apertura di chi viaggia, e per l’altro sia un fare-rete tra i soggetti del settore con il coinvolgimento anche della comunità del territorio ospitante.

Come è nato?
Formare figure professionali del turismo responsabile è stato un passo naturale dopo la nascita di una rete nata dal basso. Prima è arrivata all’Università la domanda da realtà imprenditoriali locali di affiancarle in un percorso di ricerca e costituzione di una rete, che ha dato vita a rotte locali, Sistema locale di turismo responsabile per Verona – Fair tourism net in Verona. E da questa rete è nata la domanda di formare figure professionali che uniscano ai saperi un approccio critico al fare turismo, sensibilità culturali, un’etica del lavoro e dell’impresa sostenibili, che tenga insieme gli aspetti commerciali con quelli ideali.

 Perché un approccio antropologico?
L’idea è pensare al turismo responsabile alle nostre latitudini geo-culturali non muovendosi da una prospettiva di “nostalgia delle origini”, ma con un approccio critico ad ambiti (e relativi linguaggi) oggi spesso abusati quali cultura, tradizione, autenticità. Ad esempio oggi spesso si promuove un territorio facendo leva sulle pratiche locali (gastronomiche, artigianali e così via). Ma una pratica locale se viene presentata come fittizia continuità col passato è sterile e rischia di diventare solo una “musealizzazione delle culture o delle tradizioni”, che diventano impacchettabili e messe in vetrina per il piacere dei turisti. Se invece si presenta effettivamente come un ri-adattamento che presenta elementi di permanenza su cui si innestano elementi innovativi, allora la pratica è riproposta come recupero consapevole di saperi (e sapori) del passato ma alla luce delle domande, dei gusti del presente e aperta verso il futuro. Ecco, il Master vuole offrire una consapevolezza critica nell’avvicinarsi al patrimonio del proprio territorio.

 Il turismo responsabile in Italia diventa creativo?
Sì, se creatività è pensare a forme nuove di fare rete tra soggetti del territori, di promozione del patrimonio dei territori e a forme innovative di imprenditorialità sociale. Gli aspetti salienti di questo tipo di offerta turistica devono infatti essere la sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale ed economica, l'innovazione, la qualità, nonché un fortissimo e prezioso ruolo della componente femminile. Il Master è stato pensato per fornire competenze spendibili in vari ambiti, ma farà leva sulla promozione di forme di imprese economiche ‘alternative’, inviterà le/gli studenti a pensare a forme innovative di auto imprenditorialità.

Il Master è promosso dall’Università di Verona – Facoltà di Scienze della Formazione, i suoi partner sono Slow Food Veneto, Planet Viaggiatori Responsabili e Studio Guglielma e le realtà che collaborano alla sua realizzazione sono l’associazione rotte locali e l’associazione Monastero del Bene Comune. Il Master ha inoltre ottenuto il patrocinio del Comune di Verona e della Regione del Veneto.

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